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giovedì 8 luglio 2010

La pesca: ma che cavolo di sport è?


Spero di non offendere nessun Sampei italiano, ma io la pesca proprio non la reggo.
Mi rende triste, tanto triste.

Ieri sera, sotto minaccia del Morus, sono andata con lui a vedere un nostro amico che faceva una gara di pesca: la 5 ore nonstop della carpa.
Premetto che a me vedere lo sport non mi piace, diciamo neanche farlo :), ma la pesca è davvero demprimente.

Una quindicina di persone, che stanno intorno a un laghetto che ha l'acqua marrone - verdognolo, a prendere dei pesci che sono immangiabili e che devono ributtare dentro a gara finita.
Star seduti per 5 ore, mentre le zanzare banchettano allegramente su ogni centimetro quadrato del tuo corpo, dove non si può neanche fare della banale conversazione perchè se no i pesci non attaccano.
Dove bisogna mettere i cagnotti- disgusto solo a pensare all'essere in questione - sull'amo, pasturare e pregare il signore che mangino, perchè altrimenti il Mario di Pontirolo mi sfotte a vita.

Cosa più triste delle persone che pescano - notare che chi fa questo sport in modo serio e costante ha sempre una mega attrezzatura ultra profescional: sgabello stile trono papa, con mille cassetti porta amo, porta filo, porta cagnotti, porta fazzoletti, guadini di diverse dimensioni, porta canne, talvolta anche doppio porta canne, canne che pesano 5 grammi - sono le persone che vanno a guardare queste gare.
In genere uomini che stanno li a fissare sti pescatori per tre ore, che battono le mani quando uno prende una bella carpa e che fanno commenti su come pescare. Se invece sono soli, fissano e basta la gara.

Io ieri sera ero, mio malgrado, una spettatrice e mi sentivo tanto sfigata e triste...solo alla decima mangiata da parte di uno sciame di zanzare obese che si erano piazzate vicino alle mie gambe sono riuscita a portare via il Morus e a conquistare il divano di casa!

venerdì 9 aprile 2010

Le perfezioni provvisorie


Titolo del libro che sto divorando in questi giorni, un legal thriller autenticamente italiano di Gianrico Carofiglio, autore che amo moltissimo.

Il titolo è stupendo, azzecattissimo per la storia che vede il mitico avvocato Guido Guerrieri sulle tracce di una giovane ragazza scomparsa in una domenica di fine estate. Una ragazza apparentemente normale, ma che dietro ad una facciata di bella studentessa a Roma nasconde un mondo segreto e pericoloso.

Il titolo mi ha fatto riflettere anche sulla tendenza che ogni tanto ho di cercare la perfezione, in tutto. Sul lavoro, nei rapporti con gli altri, in amore, nella gestione della casa, nella cucina...insomma una tendenza maniaco compulsiva che ogni tanto mi fa perdere la trebisonda e mi fa compiere degli errori di valutazione.

Forse è bene ricodare che la perfezione non esiste, è impossibile essere perfetti e infallibili e che ci affanniamo a rincorrere una perfezione impossibile, provvisoria nella sua infattibilità.